domenica 12 ottobre 2008

Dito Dones - ultima impresa della stagione!

La stagione sta per finire, e anche se quest'autunno il tempo resta tiepido e soleggiato, questa sarà la nostra ultima "impresa" dell'anno, il primo anno di alpinismo!

Il Dito Dones è una bellissima guglia alta circa 200m, nel gruppo delle Grigne, facilmente raggiungibile dai Piani Resinelli da dove è già ben visibile. La difficoltà è un po' alta, V grado con un passaggio di 6a.

Apro la via da primo di cordata, e il percorso non è facilmente individuabile, gli spit sono pochi e lontani. La prima parte è disturbata dalla vegetazione; la difficoltà tecnica non è eccessiva, ma non essendo sempre sicuro della direzione mi sento un po' preoccupato ed incerto.

La natura delle rocce, di calcare molto lavorato ma con alcuni tratti strapiombanti, mi porta a lavorare di forza e dopo pochi tiri ho già le braccia stanche!

Sono con Silvia, Simone e Sabrina, che purtroppo dopo pochi tiri decide di fermarsi perchè è in difficoltà; poco dopo, troviamo il passaggio più interessante in assoluto della via: un diedro verticale, da percorrere in contrapposizione, che termina sotto un tetto (!) da percorrere verso sinistra in dulfer, per poi finalmente sbucare sopra alla sosta. Terribilmente faticoso, e psicologicamente molto impegnativo per me che l'ho fatto da primo, inserendo le protezioni! Ma che emozione, e che soddisfazione!

Quando ormai siamo a due tiri dalla vetta, alla partenza di un tiro ormai sulla parete finale purtroppo mi ferisco ad un dito. Il Dito Dones ha colpito! :) La ferita non è grave ma purtroppo ho la pelle del dito medio staccata e non riesco a continuare... a malincuore decidiamo di ritirarci calandoci in doppia.

L'ultima arrampicata della stagione, il primo ritiro! Mi stupisce, e mi rincuora, scoprire che più che la delusione, prevale la consapevolezza e la serenità: le montagne sono sempre lì ad aspettarci!

Questa di oggi è stata una esperienza intensa, piacevole nonostante la ritirara e anche molto costruttiva: ho imparato ancora un po': come è possibile essere contenti anche quando ci si ferma a 30m dalla vetta!

domenica 10 agosto 2008

Spigolo Sarezza: alpinismo vero!

La salita alla vetta del Monte Sarezza, a cavallo tra la Valle di Champoluc e quella di Gressoney, è la mia prima vera esperienza di via d'alpinismo in ambiente. Ovvero una via lunga, pochissimo attrezzata, con un avvicinamento importante...

Affronto questa avventura con Silvia, con cui spesso facciamo coppia in cordata. Lo spigolo Nord Ovest è una via di circa 300m, che abbiamo percorso in circa 5 ore, più un'ora abbondante di avvicinamento dall'arrivo della funivia Ostafa da Champoluc, senza sentiero ma su sfasciumi di pietra molto grandi e instabili che rendono il cammino abbastanza faticoso.

La prima particolarità delle vie in ambiente, a differenza delle falesie, è proprio l'avvicinamento e l'individuazione dell'attacco della via: leggiamo attentamente la relazione e scrutiamo le rocce alla ricerca dell' "evidente dietro"!

Trovato l'attacco, sperimentiamo cosa vuol dire "via d'ambiente": non c'è traccia di spit, chiodi o alcunchè, anche alle soste! Così, ragionando sulla relazione, cerchiamo fessure, risalti, spigoli e cenghie e costruiamo le soste con nuts e cordini.

La prima parte della via è una parete quasi verticale, la roccia è un bellissimo granito nero, compatto ma un po' scivoloso a causa dei licheni che sono molto diffuso, forse anche a causa dell'esposizione ombreggiata a Nord.

Un passaggio di grande bellezza e molto emozionante è attraverso un camino, un foro verticale di una decina di metri, impossibile da proteggere con nuts in quanto le pareti sono lisce e verticali, da percorrere in contrapposizione... Più salgo e più sento la tensione: so che sotto di me ci sono decine di metri e l'ultimo rinvio è alla base del camino...

Ma che emozione, e che stupore! all'uscita del camino mi affaccio verso la valle, sotto di me, su una parete verticale alta centinaia di metri! Mi volto, sempre in contrapposizione, ed esco dal camino, montando una sosta proprio sopra di esso. Mi sporgo e, con immensa gioia, urlo a Silvia: "libera tutto!" e subito dopo: "oddio che bellooo!!" :)

La via prosegue, ora facilmente, lungo lo spigolo, non troppo appoggiato, e molto esposto su entrambi i lati, fino alla vetta, da cui scendiamo dal sentiero sul lato opposto.

Quanta strada! Che via lunga, e che impegno! Molto più mentale ed emotivo, che fisico: tecnicamente la via è abbordabile, ma per la prima volta ci siamo confrontati con noi stessi nel cercare, capire, orientarci, proteggerci!

Una bellissima lezione, e la soddisfazione di aver, ancora una volta, assaporato cosa vuol dire mettersi alla prova.

lunedì 30 giugno 2008

Ghiacciaio Adula

La prima grande esperienza di ghiacciaio!
Abbiamo raggiunto la vetta del Monte Adula, la più alta del Canton Ticino, a 3.400m. L'ascensione si è svolta in due giorni: il primo giorno abbiamo percorso la lunga e pianeggiante Val Carassina, lungo un bel ruscello in un ambiente da favola, perfettamente svizzero.


Alla fine della valle si sale un ripido pendio roccioso fino alla Capanna UTOE, dove la vista è già molto panoramica e si intravede il ghiacciaio sopra di noi. La sera, dopo cena, abbiamo provato le manovre di cordata in conserva: l'uso della corda, della piccozza, dei ramponi... Già l'emozione e l'attesa sale, e la notte queste sensazioni mi hanno fatto compagnia, facendomi dormire pochissimo! Finalmente alle 4 ci alziamo e partiamo: prima una lunga salita lungo il versante sinistro della morena, fino ad incontrare il ghiacciaio. Indossiamo i ramponi, componiamo le cordate e partiamo con la lunga traversata del ghiacciaio.

La prima parte è su un pleateau poco inclinato, finchè raggiungiamo la cresta, con alcuni facili passaggi di misto, su roccette che scavalchiamo, scoprendo finalmente il pendio finale, innevato e piuttosto ripido.

Occorre percorrerlo disegnando dei tornanti, che sembrano infiniti! Gli ultimi 100m di dislivello, anche a causa della fatica, sono lentissimi e ci richiedono un'ora.

Io sono davvero stanco, siamo partiti ormai da 6 ore, ma un momento magico ed emozionante mi ripaga della sofferenza: alzando la testa dall'ennesimo faticoso respiro, intravedo la punta della croce di vetta...
L'altra cordata, avanti a noi di alcuni minuti, è già lì e ci saluta, e i miei occhi si inumidiscono per l'emozione...

Siamo alla sommità della cresta, su una vetta piccola ed esposta in tutte le direzioni; siamo al centro del cielo!

La discesa è veloce e il rifugio ci accoglie giusto in tempo quando le nuvole, salite nelle ultime ore dalle valli, ci avvolgono nel morbido bianco.

Che esperienza... Ho provato una soddisfazione immensa, nel sentire con tutto il corpo e con ogni senso il frutto dell'impegno, della fatica, della sofferenza a allo stesso tempo del grandissimo amore per la montagna, per la natura vera, dove sei solo, e metti tutto te stesso alla prova. Ho provato insieme le due sensazioni più forti che io ricordi: la maggior fatica, e la maggior soddisfazione! E il desiderio di rifarlo... tra un po'!

domenica 22 giugno 2008

Aderenza a Traversella


Dopo tanto calcare, tanti appigli per le mani a cui ci si può appendere... bisogna far pratica di aderenza!!E come si vede dalle foto, ci si muove tutti tesi e in punta di dita!

Traversella
, dalle parti di Ivrea, è un enorme comprensorio con vie di tutti i livelli. Noi ci siamo orientati sui III-IV pensando che fossero un punto di partenza. Ma accidenti! Se questo è un III...?! :)

Abbiamo capito che la difficoltà dipende tanto dall'abitudine a quel tipo di roccia. Mancando appigli, ritorna molto importante l'equilibrio sulle gambe.

Ci voleva proprio quest'esperienza per ricordarci che l'arrampicata non è di forza!
E infatti il giorno dopo che male a tutti i muscoli!!!

PS mettere i rinvii quando sei preoccupato per l'equilibrio non è divertente!

Foto su Flickr

martedì 10 giugno 2008

Prima da primo!

E alla fine ci muoviamo con le nostre gambe! (e mani e piedi... :)
Per la prima uscita dopo il corso andiamo alle Placchette di San Martino (Medale, Lecco): dove abbiamo toccato la roccia per la prima volta al corso, torniamo stavolta con i nostri rinvii e tanto "coraggio" per fare dei tiri da primo di cordata!

Emozione, e tanta concentrazione... Paolo mi ha consigliato qualche giorno fa in palestra come mettere la corda nel rinvio, e negli ultimi giorni l'ho ripetuto a casa decine di volte... con la destra, con la sinistra, al contrario...

E' andato tutto bene e non è stato così difficile. Certo, è facile qui in falesia dove c'è un rinvio ogni due metri!! :) Vedremo come sarà quando la parete sarà più esposta...

Foto su Flickr

mercoledì 28 maggio 2008

Il corso è finito...

Il corso è finito... purtroppo!!
Il tempo è volato, ma abbiamo imparato tantissimo. Soprattutto tanta cultura della montagna. Certo, un po' di tecnica per muoverci, ma soprattutto tanta sicurezza e conoscenza dell'ambiente, per capirlo, interpretarlo e viverlo al meglio.

Le persone che ho conosciuto in questi mesi sono tutte accomunate come ma dalla curiosità e dal desiderio di muovere i primi passi in questo mondo che per noi è nuovo ma che già abbiamo abbracciato con entusiasmo.

Gli istruttori sono stati grandi! Ognuno con il proprio stile, ma tutti sintonizzati nell'insegnarci come con una sola voce. Ho apprezzato soprattutto i racconti delle esperienze personali. E' il modo migliore di trasmettere la ricchezza accumulata con gli anni a chi, come noi, entra nel mondo dell'alpinismo.

Grazie davvero di cuore a tutti... Continueremo a "disturbarvi" chiedendovi consigli!

lunedì 26 maggio 2008

Ghiaccioli!!

Ultima lezione del corso, sul ghiacciaio del Morteratsch (Bernina, Svizzera): abbiamo imparato a muoverci con piccozza e ramponi, sia ad arrampicare su pareti verticali, assicurando con i chiodi da ghiaccio.

Un'esperienza sorprendente! Le piccozze hanno una tenuta incredibile, e l'arrampicata è piacevole ma anche più faticosa rispetto alla roccia.

All'inizio del corso credevo che quest'ultimo argomento, il ghiacciaio, sarebbe stato marginale, ma mi ha incuriosito, penso che ritornerò sull'argomento!

Foto su Flickr

lunedì 12 maggio 2008

La montagna vera


La montagna vera. La Grigna meridionale ci ha fatto conoscere cos'è la montagna vera.
Quella lunga e difficile da raggiungere, un sentiero pesante quanto lo zaino carico dell'attrezzatura e del necessario per la notte in rifugio.
Quella dove c'è tanto spazio vuoto intorno a te che ti senti fluttuare nel cielo.
Quella che quando guardi l'immensa parete davanti a te ti senti più piccolo di una formica.
Quella che quando tocchi la roccia quasi tremando, le chiedi il permesso di salire, ed in vetta la ringrazi...
Qui si sale per ore, e non c'è altra via che andare avanti, tra traversi, fessure, soste che si rompono... Solo dalla vetta ci si cala dall'altra parte, quella a nord con la neve. E l'emozione della prima vetta.

Set di foto su Flickr

giovedì 1 maggio 2008

Primo maggio... grazie Paolo!

Ieri sera il nostro istrutture Paolo ci ha proposto un'arrampicata "extra-corso" all'Angelone... grande!!

Zucco dell'Angelone (Barzio, Valsassina) - Primo sperone, via del Verme, disl. 80m, 3 tiri (4c-5a)

Una via con un solo passaggio un po' atletico al terzo e ultimo tiro, un piccolo tetto da superare velocemente...
Una giornata molto piacevole e rilassante, con un clima "fuori dal corso" che ci ha fatto assaporare il divertimento ed il piacere di arrampicare. Non ci sentiamo ancora "esperti" (ci mancherebbe!) ma c'è più confidenza con la roccia.

Da questa uscita Paolo mi ricorderà per il "sorriso"! :)

Set di foto

domenica 20 aprile 2008

Roccia bagnata

Nuova uscita, e alla fine abbiamo preso la prima pioggia!

Bard, all'inizio della Val d'Aosta. Granito bagnato e scuro. Una via (Pà Raumer) in due parti, 3+3 tiri, difficoltà 4c.

Molto interessante, con passaggi in contrapposizione (si dice anche "Dulfer"). E' un movimento che sfrutta una fessura, nella quale si mettono le mani per tenersi e contemporaneamente si spinge con i piedi. Abbastanza faticosa! Occorre muoversi in fretta.

La via costeggia il bosco, quindi in alcuni passaggi ci sono alberi ed arbusti (spinosi!). Un certo albero è molto utile alla partenza della seconda parte! :)

Per la prima volta percorriamo un'intera via, con arrivo in cima ad un "panettone"... Che soddisfazione! E che freddo! Pioggia e vento... occorre calarsi in fretta!

Set di foto

domenica 13 aprile 2008

Aderenza

Che cos'è l'arrampicata in aderenza?
E' il miracolo delle suole di queste scarpette da arrampicata! una parete praticamente lisca... senza appigli per le mani o appoggi per i piedi... Certo non verticale, ma quasi!

Adesso che sappiamo (almeno in teoria!) come muoverci, conosciamo le basi della tecnica di arrampicata, proviamo a farlo davvero, ad usare i piedi e l'equilibrio senza tirarci su con le mani... perchè non c'è niente a cui aggrapparsi!!
Ponte Brolla, all'ingresso della Valle Maggia, sopra Locarno in Svizzera.
C'è un torrente ed enormi placche e falesie in valle, praticamente senza avvicinamento.

Due vie, una al mattino sulle placchette, disl. 100 m, 5 tiri, tutto in aderenza, e al pomeriggio lo Sperone, disl. 170 m, 8 tiri, in aderenza e gli ultimi due tiri in verticale.

L'aderenza mi piace! E' sorprendente come i piedi restino attaccati alla roccia, mettendo il peso in modo corretto e controllando l'equilibrio!

Set di foto

venerdì 4 aprile 2008

Tecnica?

Ma non avevo detto che qui non si parlava di tecnica di arrampicata?!
Okay ma adesso so come muovermi! Perchè è possibile progredire in parete risparmiando energie e riducendo al minimo gli sforzi.
Una posizione di equilibrio, con i talloni in basso e il bacino vicino alla parete, e una fase dinamica, dove ci si scosta dalla parete, si fanno due passi centrali per poi riaprire i piedi in una nuova posizione di equilibrio. Durante il movimento devo spostare il baricentro sul piede in appoggio, spostandovi sopra il bacino. Così si è sempre in equilibrio!

L'errore più frequente che mi sono accorto di fare è di avanzare con mani e piedi sempre sfalsati, come "gattonando". Ma così sono sempre fuori equilibrio! Invece: scelgo la posizione per le mani, faccio i due passi tenendo le mani dove sono, quando arrivo alla successiva posizione di equilibrio avvicino il bacino alla parete (così non cado all'indietro!) e alzo le mani ai successivi appigli.
In questa maniera tutto "dovrebbe" andare bene! Naturalmente la cosa da imparare e trovare appigli e appoggi giusti per mani e piedi. Ci dicono che ne bastano di molto più piccoli di quanto immaginiamo! :)

domenica 30 marzo 2008

Battesimo della roccia!

Che fatica!!! Abbiamo provato ad arrampicare su una falesia sotto al Medale, le Placche di San Martino. Una parete di circa 20 m, abbastanza verticale, con tante vie di IV-V-VI grado.

Erano dei monotiri, quindi eravamo assicurati dal basso dall'istruttore che era salito per primo a mettere i rinvii: arrivati in cima, l'assicuratore ci calava.

Che esperienza! Sembra incredibile, tutti aggrappati in qualsiasi modo alla parete... Certo molta fatica inutile, ma alla primo tentativo non si è molto rilassati! :) Credo di essere salito in un modo molto istintivo, non sappiamo ancora niente di tecnica, e sento di aver tirato molto con le braccia.

Set di foto

sabato 29 marzo 2008

Lezione dal vivo

La prima uscita! Ai Piani Resinelli, salendo sul sentiero da Ballabio... Un primo assaggio di cosa sono gli avvicinamenti... che scarpinata! Lo zaino è abbastanza pesante, sui 15kg, e per metà occupato dalla corda.

Abbiamo fatto una esercitazione su tutte le manovre imparate nelle prime lezioni del corso: imbrago, assicurazione, nodi, uso dei moschettoni e dei discensori...

Nel pomeriggio, dopo una lezione sulle soste, abbiamo provato più volte a calarci in corda doppia dalla cima di un grosso masso: una calata di una decina di metri nel vuoto, perchè la roccia era strapiombante. Com'è stato difficile, la prima volta, sporgersi in fuori all'indietro, di schiena! E' innaturale, l'istinto impedisce di farlo! :) Ma occorre quasi sdraiarsi all'indietro per staccarsi dal bordo della sosta. Già dalla seconda calata però diventa divertente!

Abbiamo poi raggiunto il rifugio SEL di Piani Resinelli dove abbiamo dormito.
Questo non è un vero e proprio battesimo, la roccia non l'abbiamo neanche vista! :) Però esercitarsi nelle manovre è stato molto utile per prendere confidenza e creare gli automatismi, necessari in parete. Vedremo domani...!

martedì 18 marzo 2008

Cosa ci faccio qui

Qui non si parla di tecnica di arrampica, non ci saranno relazioni dettagliate delle vie.
Non si parla di tecnica.

Voglio raccontare e consevare le emozioni, sensazioni, paure e gioie dell'esperienza della montagna.

martedì 11 marzo 2008

Salendo con leggerezza

Finalmente entrare come un ospite discreto in un mondo sconosciuto e insieme affascinante.

La montagna, il suo spazio e il suo tempo, in sintonia con il mio desiderio di equilibrio, con la natura e con me stesso, che solo lassù riesco a provare. La nostra piccolezza è reale in montagna.

Avvicinarsi alla roccia, per toccarla e sognare di percorrerla, salendo con una leggerezza incredibile, impossibile... superando la materialità dell'essere schiacciati a terra.