domenica 4 ottobre 2009

Torrione Magnaghi in Grignetta


Finalmente la Grigna!! Dopo diversi tentativi, sempre vanificati dal maltempo, finalmente riusciamo ad arrampicare in Grigna.

Con Silvia, Simone e Sandro saliamo la Cresta Cermenati per circa 600m fino al traverso per i Torrioni Magnaghi e superiamo la bocchetta dei Venti su un percorso che non è più sentiero ma roccette. Raggiungiamo il Torrione Magnaghi Meridionale (detto anche Primo Magnaghi) con l'intenzione di salire la Via Normale (III grado), che però troviamo affollata da un corso di alpinismo. Decidiamo quindi di tentare la Via Albertini, sulla faccia rivolta verso il Sigaro Dones.


La Via Albertini è una via di 7 tiri, con un sviluppo di circa 200m, con grado IV+. E' poco chiodata (2-3 resinati per tiro) ma le protezioni sono integrabili nelle frequenti clessidre. In cordata con Sandro, ho percorso tutta la via da primo di cordata, in circa 2h30m.

La calata dalla vetta, lungo la via Normale, è stata un po' lenta per l'affollamento delle soste, ma con quattro corde doppie siamo tornati alla base del Magnaghi.

La via non è molto esposta, perchè per la prima metà è affiancata al Sigaro Dones; nella parte superiore si vede il panorama del Canalone Porta e di Piani Resinelli.

E' stata una grande soddisfazione! Non ho trovato difficoltà tecnica e ci siamo mossi con molta confidenza e sicurezza nelle manovre; l'ambiente e l'altitudine non sono stati un problema, anzi sono stati un piacere! Era davvero tanto che non arrampicavo in ambiente, da questa primavera a Finale, ma mi sono trovato benissimo! Anche grazie a Sandro che è un compagno ideale, calmo e sicuro. Grazie a tutti gli amici per aver condiviso questa nuova avventura!

Foto sul Flickr

sabato 22 agosto 2009

Kilimanjaro!!!

Quest'estate abbiamo fatto un bel viaggio in Tanzania, e una parte importante di questa esperienza è stata la salita al Monte Kilimanjaro, un vulcano inattivo al confine settentrionale con il Kenya, alto 5896m nel cratere principale, il Kibo.

La salita si svolge in quattro giorni, percorrendo circa 12km e salendo di circa 1000m al giorno, più due di discesa. Siamo accompagnati da una guida, dall'assistente e dai portatori, che trasportano zaini e cibo, dato che i campi non hanno cucina.

Si percorrono tre tappe (più un giorno di acclimatamento), partendo dall'altopiano di Marangu a 1970m:

1a tappa: da Marangu 1970m a Mandara h.2700m: si attraversa la foresta pluviale, umida e nebbiosa, popolata da scimmie Colomo e da cercopitechi; il campo è costituito da capanne in legno con quattro brandine ciascuna;

2a tappa: da Mandara 2700m a Horombo 3720m: l'ambiente si apre e la vegetazione si riduce a brughiera, con arbusti e cespugli bassi; si inizia a vedere il Mawenzi, la seconda vetta del gruppo del Kilimanjaro; ad Horombo ci fermiamo un giorno per l'acclimatamento, facendo una breve escursione fino a 4200m alle Zebra rocks, una falesia di basalto nero segnata da colature di sali. Oltre questa quota, il terreno non trattiere più acqua;

3a tappa: da Horombo 3720m a Kibo 4730m: l'ambiente è definitivamente desertico, e finalmente si vede la vetta del Kibo. la temperatura scende e l'aria diventa molto rarefatta (poco più di mezza atmosfera) e la fatica si fa sentire, nonostante il percorso sia molto semplice e lineare.


Arrivati all'ultimo campo di Kibo huts, ai piedi del cono finale, purtroppo il mal di montagna ci impedisce di continuare: forte mal di testa e nausea ci accompagnano per tutta la sera e la notte, impedendoci di iniziare l'ultimo tratto di salita previsto fino a Gilman's Point e Hururu Peak.

Purtroppo questo problema è molto diffuso, e la maggior parte degli escursionisti che decidono di provare comunque a salire devono rinunciare per i malori lungo la salita.

Noi preferiamo accontentarci di quanto fatto fin qui: abbiamo percorso oltre 30km e 3000m di dislivello, dall'altopiano fino ai piedi del cratere, attraversando tanti ambienti naturali diversi ed unici, abbiamo visto cieli limpidissimi al di sopra delle nuvole, e abbiamo assaporato un lungo e lento percorso che ci ha permesso di assaporare la natura e riflettere molto...

domenica 12 luglio 2009

Ghiacciaio del Gran Paradiso

Il battesimo dell'alpinismo per Elena! Una via normale di difficoltà F (facile) ma comunque molto interessante per lunghezza e soprattutto per il magnifico ambiente e panorama.


Saliamo da Valsavarenche loc. Pont (1.899 m) al Rifugio Vittorio Emanuele II (2.732m) lungo un facile sentiero che costeggia il torrente del fondovalle per poi salire con numerosi tornanti; presto il bosco lascia spazio alla brughiera e già il panorama si apre. La vetta del Gran Paradiso è sempre nascosta, e si vedrà il giorno successivo quando ci saremo già di molto inoltrati nel ghiacciaio.

Il rifugio è molto capiente e accogliente: la mattina successiva ci incamminiamo alle 5 con le torce frontali, dapprima sulla pietraia della morena, e dopo un'ora raggiungiamo il ghiacciaio e ci attrezziamo: imbrago, corda, ramponi e piccozza. Ci sono molti altri alpinisti che percorrono la via normale, ognuno con il proprio passo.
La progressione sul ghiacciaio non è tecnicamente difficile perchè non ci sono grandi pendenze; procediamo costanti lungo il letto del ghiacciaio fino circa a quota 3500m dove il percorso si allinea alla cresta. Da qui si inizia a vedere la vetta davanti a noi.

Alle 11 siamo in vetta, a 4.061m. L'ultimo tratto è impegnativo per l'altitudine e perchè la traccia effettua un traverso su un pendio ripido, e occorre muoversi con prudenza.

Che freddo! -10°C e vento forte... per che grande soddisfazione! Siamo orgogliosi della nostra determinazione e costanza! Il paesaggio, durante tutto il percorso, e non solo in vetta, ci ha accompagnato e ripagato, passo dopo passo, dell'impegno e della fatica.

domenica 8 marzo 2009

Via Simonetta a Finale Ligure

"A Finale si arrampica anche d'inverno" si dice... e noi andiamo a vedere se è vero! Beh sembrava estate! Basta vedere che eravamo in maglietta!

Via Simonetta a Rocca di Perti, nell'entroterra di Finale, una via davvero interessante, di sette tiri fino al grado 4c, dislivello circa 150m, una via relativamente poco attrezzata (3-4 rinvii per tiro), su roccia arenaria abbastanza lavorata.

La percorro da primo in cordata con Dani; la parte più interessante è l'ultimo tiro, con un lungo traverso espostissimo e praticamente sprotetto!

Una via molto gratificante perchè richiede impegno e concentrazione, dato che le protezioni sono poche, lontane e non facilmente individuabili. Anche per questo chi sale da primo di cordata deve prestare attenzione al percorso!

L'arrivo in vetta, dopo tre ore di arrampicata, è festeggiato con il panorama fino al mare e con un'improvvisata posizione yoga dell'albero!

Una gita, una festa con amici (c'erano anche Silvia, Simone, Sandro ed Elena, che ci ha preceduti in vetta via sentiero), un piacere di percorrere una via a metà tra falesia (per la bassa quota) e l'ambiente (per le scarse protezioni). Grande serenità e consapevolezza dei miei progressi, non solo tecnici ma "mentali"!