Camminare in montagna da solo, senza le voci altrui, mi permette di ascoltare il mio corpo. Non i pensieri, ma il corpo. In pianura ci concentriamo sempre troppo sul pensiero e poco sul corpo, ma la montagna ci ricorda che siamo soprattutto cuore, muscoli, polmoni.
In montagna il tempo scorre diversamente. Non conto i minuti. Cammino in silenzio per ore senza pensieri.
D'improvviso il bosco finisce. In montagna il bosco finisce sempre all'improvviso. Il mio sguardo si alza alle vette e per un attimo il respiro si ferma. Alzo lo sguardo con stupore e ammirazione, gli occhi si muovono lentamente e accarezzano le vette. Mi sento piccolo come una formica.
Accosto la roccia con rispetto, con ammirazione. Il granito: solido, compatto, eterno e allo stesso tempo mutevole. Mi muovo con serenità, il respiro è regolare. Alzo lo sguardo sulla via, la seguo per un tratto, poi mi riabbasso sulle mie mani e sui miei piedi. Sento la roccia sulle dita, il vento sul corpo. Respiro nel silenzio.
Alle soste che stupore, che meraviglia: essere dentro al cielo, avvolto dal cielo, abbracciato alla montagna.
La montagna mi accoglie, mi da il permesso di percorrerla delicatamente. Non è una sfida, è una danza.
Noi siamo piccole formiche, ma le montagne si lasciano abbracciare da chi si accosta a loro con rispetto.
E ci sorridono.
lunedì 9 agosto 2010
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